Elba isola di poeti e narratori

Elba isola di poeti e narratori è un'antologia, ma non un' antologia critica perché non sono una critica, né desidero esserlo. E' il percorso di una lettrice che ha con la parola scritta un rapporto emotivo, empatico, emozionale e non intellettuale, che tenterà di dare uno sguardo sugli scrittori elbani e sull’Elba nella letteratura.
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domenica 1 settembre 2013

Dylan Thomas a Rio Marina di Massimo Trombi



Dylan Thomas  a Rio Marina di Massimo Trombi
in La Piaggia, Inverno '99, pp 30-31


Quando Dylan Thomas sbarca a Rio Marina, il 20 luglio 1947, con la famiglia, nipote e cognata, è già un poeta molto apprezzato, l'incarnazione vivente di un mito per i giovani di una generazione.
Anticonformista, perennemente senza un penny, è dotato di una straordinaria e impetuosa vitalità espressiva le cui radici affondano nella tradizione celtica del Galles, e di Swansea, sua città natale.
Una città di mare, quindi, che "striscia e si stende lungo l'arco di una grande e splendida spiaggia, dove i ragazzi perdigiorno e ragazzi di Sandfield e vecchi di chissà dove cercavano fra la sabbia, bighellonavano, sguazzavano, guardavano le navi che rientravano o le navi che se ne andavano verso il mistero e l'India, la magia e la Cina". Una città di provincia con le sue miniere di carbone, col porto e le attività ad esso connesse, teatro di un'infanzia intrisa di giochi calati nello scenario naturale, or costruendo piste sulla sabbia, castelli e fortini, or vagheggiando imprese su cui egli fantasticava insieme ai suoi coetanei nel rifugio segreto immerso nel sottobosco. Rio Marina rappresenta la tappa conclusiva del suo soggiorno italiano.

giovedì 21 febbraio 2013

Luigi Berti: un’idea di letteratura di Massimo Trombi.



Per comprendere appieno l’importanza di Luigi Berti nella storia della letteratura italiana bisogna fare una premessa relativa alla cultura del nostro Paese tra il Trenta e il Quaranta del secolo scorso.
In quegli anni a Firenze vige la lezione di Benedetto Croce e crociana è la cultura accademica che alcuni avvertono come ingessata, troppo limitante, un sistema di pensiero che riconduceva al proprio impianto logico qualsiasi spiegazione intorno alla realtà. “Croce” racconta Carlo Bo, grande critico e protagonista di quegli anni, “era uno che aveva messo ordine e che per fare questo aveva dovuto sacrificare molte cose;ora erano proprio queste cose quelle che ci colpivano di più, così come ci colpiva diversamente la nozione di letteratura che cominciava ad assumere per noi un peso straordinario…”. E ancora: “Croce insomma veniva da un mondo ed un tempo che non esistevano più per noi. E non tanto perché fra quello che diceva e quello che era l’Italia c’era un abisso, ma proprio perché a noi la sua lezione suonava astratta…”.