Per comprendere appieno l’importanza di Luigi Berti nella
storia della letteratura italiana bisogna fare una premessa relativa alla
cultura del nostro Paese tra il Trenta e il Quaranta del secolo scorso.
In quegli anni a Firenze vige la lezione di Benedetto Croce e crociana è la cultura accademica che alcuni avvertono come ingessata, troppo limitante, un sistema di pensiero che riconduceva al proprio impianto logico qualsiasi spiegazione intorno alla realtà. “Croce” racconta Carlo Bo, grande critico e protagonista di quegli anni, “era uno che aveva messo ordine e che per fare questo aveva dovuto sacrificare molte cose;ora erano proprio queste cose quelle che ci colpivano di più, così come ci colpiva diversamente la nozione di letteratura che cominciava ad assumere per noi un peso straordinario…”. E ancora: “Croce insomma veniva da un mondo ed un tempo che non esistevano più per noi. E non tanto perché fra quello che diceva e quello che era l’Italia c’era un abisso, ma proprio perché a noi la sua lezione suonava astratta…”.
In quegli anni a Firenze vige la lezione di Benedetto Croce e crociana è la cultura accademica che alcuni avvertono come ingessata, troppo limitante, un sistema di pensiero che riconduceva al proprio impianto logico qualsiasi spiegazione intorno alla realtà. “Croce” racconta Carlo Bo, grande critico e protagonista di quegli anni, “era uno che aveva messo ordine e che per fare questo aveva dovuto sacrificare molte cose;ora erano proprio queste cose quelle che ci colpivano di più, così come ci colpiva diversamente la nozione di letteratura che cominciava ad assumere per noi un peso straordinario…”. E ancora: “Croce insomma veniva da un mondo ed un tempo che non esistevano più per noi. E non tanto perché fra quello che diceva e quello che era l’Italia c’era un abisso, ma proprio perché a noi la sua lezione suonava astratta…”.
