Elba isola di poeti e narratori

Elba isola di poeti e narratori è un'antologia, ma non un' antologia critica perché non sono una critica, né desidero esserlo. E' il percorso di una lettrice che ha con la parola scritta un rapporto emotivo, empatico, emozionale e non intellettuale, che tenterà di dare uno sguardo sugli scrittori elbani e sull’Elba nella letteratura.
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domenica 22 settembre 2013

La “La riva di Charleston” di R.Brignetti. Recensione di Bartolomeo Di Monaco


“La riva di Charleston” (1960) di R. Brignetti
Recensione di Bartolomeo Di Monaco 



Vincitore nel 1967 del premio Viareggio con la raccolta di racconti “Il gabbiano azzurro” e, nel 1971, del premio Strega con “La spiaggia d’oro”, lo scrittore toscano, nato nell’Isola del Giglio nel 1921 e morto a Milano nel 1978, rappresenta un’altra meteora nella memoria degli italiani. In precedenza aveva scritto, nel 1952, “Morte per acqua”, che segna l’avvio di un percorso di qualità intriso del suo grande amore per il mare, in ciò affiancandosi ad altri narratori, come, per stare nei confini della mia terra di Lucchesia, Lorenzo Viani e Mario Tobino.

Il romanzo che qui si prende in considerazione non è molto conosciuto, e fu scritto nel 1960, alcuni anni prima, cioè, di quelli che gli dettero e confermarono la sua popolarità. È stato ispirato da un fatto realmente accaduto.

sabato 1 giugno 2013

Brignetti, il mare e l'impossibile individuazione di Noemi Paolini Giachery

Un saggio che merita di essere letto per entrare nell'opera di Brignetti, un testo critico che è comprensibile anche per i non addetti ai lavori, come me, e nel quale emerge la pianta uomo Brignetti con chiarezza e nei cui rami, spesso, possiamo ritrovarci in quanto isolani.

BRIGNETTI, IL MARE, L'ISOLA E L'IMPOSSIBILE INDIVIDUAZIONE 

Dichiaratamente antiaccademico e antintellettualistico, uno scrittore come Raffaello Brignetti non per questo si presenta semplice e lineare alla lettura e alla interpretazione.
Una «foresta di simboli» (per citare il suo prediletto Baudelaire) ci viene incontro e ci immette nel suo intrico. È vero  che i simboli di Brignetti sfuggono alla razionalizzazione: nel suo universo ogni tentativo di definizione risulta frustrato e l'oggetto da definire si sottrae, si maschera. La vera ideologia di Brignetti è il rifiuto dell'ideologia. Uno spirito fenomenologico lo porta a sentire l'impossibilità di ridurre a schema la multiforme e fluida esperienza reale da cui pure non può prescindere la vera conoscenza. Per questo la sua scrittura si apre in misura estrema all'ambiguità, alla polisemia.
Tuttavia il lettore di Brignetti cui l'autore trasmette la sua inquietudine è diviso tra la volontà di abbandonarsi alla suggestione dei singoli momenti, delle immagini, dei colori, delle atmosfere, delle pause liriche e contemplative - e delle parole che mediano i significati -, e la curiosità per i sensi riposti che si intuiscono quanto mai ricchi e complessi. Per dirla con le sue stesse parole «sarebbe bello osservare questa forma liberamente, questa esistenza, un'astrazione ormai»; ma l'indagine faticosa - e forse alienante - si impone categoricamente. L' interprete critico non può sottrarsi al tormento di chi sente contraddittoria la propria funzione di «philosophus additus artifici», cioè di accanito teorizzatore impegnato nello snaturare, razionalizzando a tutti i costi, un messaggio linguistico che dice la sua specifica verità proprio scegliendo un linguaggio polivalente e ambiguo e respingendo la riduttiva univocità della logica indispensabile per altre imprese conoscitive.

venerdì 5 aprile 2013

L'Elba in primavera di Raffaello Brignetti

Foto di Cecilia Pacini


L’Elba in primavera

A rigore, nell'Elba non si dovrebbe parlare di un effettivo distacco dal mare o dalla propria bellezza nemmeno d'inverno. In questo preciso senso è un'isola senza "alienazione": ovvero sempre presente a se stessa.
I primi tuffi si fanno in marzo; in qualche parte sussiste la tradizione di riprendere i bagni in mare nel momento in cui si "sciolgono" le campane., il sabato santo; sicché con l'alternarsi nel calendario della data pasquale, anche nei primi giorni di aprile, anche appunto in marzo. Ma è pur vero che all'Elba si dice "gennaio lampadaio", locuzione intesa a significare che lungo gli scogli si trovano in gennaio molte patelle, da raccogliersi tra acqua e roccia, asciutto e bagnato, a piedi scalzi; pratica ora forse meno frequente perche pochi ormai raccolgono lampade, ma non perche il freddo marino sia più temuto di un tempo.
Anche d'inverno il clima è tranquillo, il paesaggio è verde, i mandorli all'Elba fioriscono in gennaio, qualcuno in dicembre.