Elba isola di poeti e narratori

Elba isola di poeti e narratori è un'antologia, ma non un' antologia critica perché non sono una critica, né desidero esserlo. E' il percorso di una lettrice che ha con la parola scritta un rapporto emotivo, empatico, emozionale e non intellettuale, che tenterà di dare uno sguardo sugli scrittori elbani e sull’Elba nella letteratura.
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domenica 20 ottobre 2013

Dieci anni fa moriva Oreste Del Buono. Il ricordo di Gianfranco Vanagolli




Erano gli anni Settanta. Studente a Pisa, cercavo dei buoni maestri, perché i cattivi sembravano dominare l’università, i media, le istituzioni, la politica. Era già finita la stagione del Sessantotto liberatorio e creativo, soffocato da un mix velenoso di demagogia e d’intolleranza, che lievitata prepotentemente a fronte di una rotta, più che di una ritirata, della ragionevolezza.
Cercavo e non trovavo. Poi, un giorno, mi capitò tra le mani un numero di “Linus”. Ne era già direttore Oreste Del Buono. Di questo nostro conterraneo sapevo poco. Lo leggevo, di tanto in tanto, ora su un giornale ora su un altro. Dei suoi romanzi, conoscevo, superficialmente, solo La parte difficile. Del resto, l’Elba spingeva soprattutto verso Raffaello Brignetti che, non a caso, scelsi come  primo autore su cui riferire  ai miei esami di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Posso dire che Brignetti mi affascinava e quasi  non c’era posto che per lui, magicamente “apocalittico sereno”, nella mia biblioteca elbana di narrativa.

sabato 4 maggio 2013

Gianfranco Vanagolli: Le voci del mare e le visioni del cielo nella poesia di Maria Gisella Catuogno




Gianfranco Vanagolli: Le voci del mare e le visioni del cielo nella poesia di Maria Gisella Catuogno

             Quando Gisella mi ha chiesto di presentare questo suo ultimo lavoro, Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni, uscito da poco per i tipi della Onirica Edizioni, ho recalcitrato, ho tentato di sottrarmi.
            Perché il rapporto tra critica e autore, se serio e non impostato su graziosi  minuetti, è dialettico o non è. E poi obbliga la critica a interrogarsi, a ripensarsi, perché l’autore produce, costruisce un suo itinerario, sicché le prove più recenti vanno lette nella ratio di un confronto. E qui, magari, si può riscontrare che c’è stato un prima in cui si è teso  a fare una cosa, ad esempio versi anteriori a scuole e a poetiche riconoscibili, e che c’è un oggi in cui, invece, è altro a domandare attenzione. Nel nostro caso, l’esistenza intesa come quotidiano ha ceduto, almeno in parte, il passo all’esistenziale. Così leggo, con grande piacere, perché io sono sempre stato uomo di scuole, del “filo d’Arianna ingarbugliato”, del “gioco dei dadi che non torna”, dell’“aquilone che non spicca il volo”, di “tempo fermo, sospeso, indifferente”: immagini che, messe come sono in stretta sequenza, vogliono essere, più che una citazione montaliana, un piccolo manifesto sotto forma di devota, amorosa decalcomania.