Gaspare Barbiellini Amidei aveva in programma di riunire in un libro tutti gli articoli che aveva scritto sull’Elba e telefonò per chiedermi di aiutarlo a recuperare quanto era stato pubblicato sulla rivista Lo Scoglio di Aulo Gasparri e sugli altri giornali isolani. Purtroppo non ha potuto realizzare questo suo progetto. Cercherò, per quanto mi sarà possibile, di riunire qui i suoi articoli anche per ricordare quanto ha scritto e fatto per l’Elba.
L’articolo che riporto sotto è apparso sul numero 0 de Lo Scoglio II Trimestre Anno 1 – Primavera –Estate 1983 p. 5
L’articolo che riporto sotto è apparso sul numero 0 de Lo Scoglio II Trimestre Anno 1 – Primavera –Estate 1983 p. 5
Il nostro scoglio
visto da Gaspare Barbiellini Amidei
Non è mica un’isola, l’isola d’Elba. Anch’io ho creduto per tanto tempo che lo fosse, e che l’insularità fosse il suo fascino, la certezza di poter lasciare ogni sera dieci chilometri di mare fra sé e il mondo. Noi elbani la chiamavamo lo scoglio, a sottolineare questa condizione apparente. Ora che sono più vecchio, e ci torno più spesso, mi sono accorto che la mia terra non è un’isola, è una patria strana, completa, non separata da nulla d’altro che si possa fare o desiderare.
In un certo momento del giorno, di un giorno qualsiasi, all’Elba mille persone possono vivere in modo diverso e simile, nella tranquillante certezza che Dio, dentro questi centoquarantasette chilometri di costa, non ti nega niente di ciò che sia lecito sperare. Se non trovi qualcosa, fra la spiaggia e i mille metri del Monte Capanne, se resta l’inquietudine di qualcosa che devi andare a cercare altrove, sul continente, vuol dire che un’isola è dentro di te, non fuori, che dentro è una separazione fra l’esserci e l’avere. Non fuori: dove le vigne e le strade, il bosco e la roccia, le case e i castelli, le barche e le biciclette, i fossi e i pozzi, le chiese e i cimiteri, le piazze e i sentieri sono un universo concluso, sufficiente.
